SILVIO RICCI - Hard Rock Emotions

Autoprodotto
Esistono molti libri "enciclopedici" inerenti ogni varia corrente musicale (incluso l'Hard & Heavy che qui toccheremo). Essi sono stati scritti da giornalisti, ricercatori, scrittori. Poi, esistono quelli scritti dai musicisti di proprio pugno (i quali, spesso e volentieri, si trasformano in autobiografie, o in biografie raccolte da giornalisti). Certo, chi ha vissuto giornalisticamente la musica, o chi si è trovato sul palco a suonarla, può narrare il proprio punto di vista, a proposito di una certa "era musicale". E sarà di sicuro un punto di vista autorevolissimo. Ma... credo ce ne sia uno altrettanto importante. Che quasi mai viene preso in considerazione, ancora oggi. Il punto di vista dell'appassionato (e soprattutto del longevo appassionato). Del fruitore di musica. Di colui che, ascoltando un disco, cristallizza alcuni momenti della sua esistenza con la propria colonna sonora preferita. Sì, la musica Hard & Heavy ha/ha avuto così tante diramazioni, sempre e comunque, che è impossibile non trovare in ogni epoca, e in ogni luogo, un ascoltatore, un collezionista di vinili/CD, che non abbia profuso parecchi ricordi della sua vita nei solchi di un particolare disco, di una particolare band... che sappia ben distinguere con la propria acutezza e la propria sensibilità un disco di Puro Heavy Metal creato negli anni '80 da uno realizzato... nel 2015, ad esempio. D'altronde, sul film "Il Postino", il protagonista, interpretato dal grande Massimo Troisi, apostrofava il poeta Pablo Neruda in esilio con le parole "la poesia è di chi la usa, non di chi la scrive". Eh sì. Questo vale per tutte le cosiddette forme d'arte. Musica compresa. E allora, Silvio Ricci ha scritto (e pubblicato a proprie spese grazie ad Amazon) un libro come raramente, credo, sia stato scritto in precedenza. Nato a Bari, classe 1962, patito di Hard Rock e Heavy Metal dal 1977, DJ radiofonico e fanzinaro negli '80, reiterato spettatore di concerti di varie bands storiche e di altrettanto storici festivals (Monsters Of Rock, Gods Of Metal), nonché, già nel 1986, autore del cosiddetto "antenato" di questo libro. "Hard Rock Story" esce difatti in quell'anno per la Gammalibri Kaos Edizioni di Milano. Non l'ho letto (è praticamente introvabile), ma l'autore afferma che è composto con una "passione ed un impeto opinionistico" che lui stesso trova oggi sopra le righe. Non fatico a credere alle sue parole. Soprattutto dopo la lettura della nuova edizione, rititolata, riveduta e corretta nonché arricchita con la prospettiva delle uscite discografiche dei 30 anni successivi a quel magico 1986. "Hard Rock Emotions" è questo e molto altro. I vari capitoli hanno come titoli... i titoli di canzoni Rock e Hard Rock dal nostro ritenute seminali per ogni epoca toccata. Una cosa molto importante: il fatto che non si tratti della solita sterile enciclopedia si vede dalla frammentazione un po' irregolare del tempo trascorso negli stessi capitoli. Non lo considero un difetto. Per le ragioni che spiegherò, ci può anche stare. Abbiamo ad esempio i primi anni sessanta "The Shape Of Things To Come" dove vengono analizzati i primi vagiti di musica "Hard" nei dischi che "Hard" non sono (diciamo che come definizione non esisteva neppure nella mente del Diavolo!), quando Jimmy Page ancora incideva dischi Blues come turnista e quando, più che un vero e proprio genere, l'Hard era un'attitudine ancora non ben definita ma già presente in forma embrionale nei dischi Rock come l'omonima canzone dei Max Frost and the Troopers... Poi viene visionato il "cuore" degli anni sessanta, "Born To Be Wild", quando i primi gruppi di qua e di là dell'atlantico (gli stessi Steppenwolf ad esempio) iniziavano a profondere elettricità creando il genere Hard pioneristico nudo e crudo... poi arriviamo al periodo a cavallo tra sessanta e settanta "Into The Fire" con i primi gruppi Hard (e Prog) di maniera ed il loro successo internazionale (e settoriale per le cult bands) e così via, passando ai settanta inoltrati "We'll Burn The Sky" (grandi Scorpions) con la nascita del Metal, fino agli ottanta/novanta/duemila titolati a "Restless Breed", la storica canzone dei Riot.

La storia dell'Hard & Heavy è qui presente nella forma di una Storia con la S maiuscola, raccontata con soluzione di continuità e al tempo stesso descrivendone le derive musicali e culturali, e i nomi delle varie bands presenti nello scritto (tranquilli, è presente alla fine un esauriente indice analitico) sono da considerare dei capisaldi, dei punti di partenza e di arrivo contigui e continui, in una visione globale che sta a dimostrare quanto la musica Hard & Heavy possa contare nella colonna sonora quotidiana di un appassionato fruitore di ogni epoca e di ogni luogo. Forse, molti ragazzi che non hanno dimestichezza con il passato potrebbero trovarsi spiazzati ad osservare la divisione in periodi raggruppati in maniera non rigorosamente "decennale" (sezioniamo i sessanta e raggruppiamo in un solo capitolo, pur copioso, gli ultimi tre decenni), ma... bisogna anche comprendere che una gran persona come Silvio Ricci, appassionato da così tanto tempo, espone un punto di vista formato da una retrospettiva storica maggiore, più allenata a comprendere le radici dei sottogeneri di Hard & Heavy più recenti (poiché... come recitava non ricordo quale film o libro: "I have already seen it happen"). Lo stesso Ricci, avendo iniziato ad ascoltare rock duro nella seconda metà dei '70 del secolo scorso, vede tutti i '60s e parte dei '70s in retrospettiva. Ma dobbiamo obbligatoriamente ricordare quanto, durante la sua gioventù, certi dischi che potevano esser stati pubblicati 7 o 8 anni prima (e anche più) potevano esser considerati ancora fortuitamente "attualità". Personalmente, tra l'altro, posso anche comprendere la sua passione di "smanettone del passato", avendo io acquisito una certa dimestichezza con la retrospettiva "enciclopedica" dei miei sottogeneri preferiti di Metal, grazie anche alle informazioni contenute sulle storiche riviste italiane dei tempi che furono (H/M, Metal Shock, Flash), piene zeppe di riferimenti al passato storico dell'Hard & Heavy, e più in generale del Rock... e alla mia conseguente multidecennale ricerca tra negozi e fiere del disco. Quindi, come potete ben vedere, l'attività dell'appassionato consiste innanzitutto nell'ascolto e nella collezione di dischi, ma anche nella ricerca serrata. Che può oggi esser favorita dal web (penso a siti come Discogs), ma di certo, con l'ottica dell'appassionato "classico" tipica di Silvio Ricci, tutto ciò viene arricchito. E il suo punto di vista non può essere ignorato, senza rimanere in uno stato di incompiutezza. Credo che molti giovani fruitori odierni di sonorità "dure e pesanti" possano trovare una solida ed utile retrospettiva storica in questo libro. Ovviamente, a mio modesto parere, Silvio Ricci può anche aver lavorato secondo la propria personalissima opinione, trascurando una band in favore di un'altra, a cui ha dato più spazio. Va bene anche così. La ricerca è ricerca proprio perché rimane sempre virtualmente incompleta, e potenzialmente arricchibile da chiunque altro. Comunque sia, "Hard Rock Emotions" è stato scritto principalmente per il lettore che voglia arricchire, o arricchire ulteriormente se lo ha già fatto, le proprie conoscenze sull'argomento musicale settorialmente toccato. Null'altro conta. E il lavoro fatto da Silvio è certosino quanto appassionato. Anche perché il nostro ha compiuto un piccolo viaggio nel tempo: iniziando un lavoro nel 1985/86 e compensandolo più di 30 anni più tardi. Anche se, ripeto, non so in che misura il libro "classico" traspaia nel nuovo, credo possa essere interessante il confronto in tempo reale tra la mentalità di un Silvio 23enne e di un Silvio del 2017. Non trovate? Personalmente, spero di aver profuso abbastanza "passione", nella recensione di questo libro, da convincere il potenziale acquirente a munirsene (cosa che ovviamente io ho già provveduto a fare). Quel che mi preme sottolineare: per ciò che riguarda visioni d'insieme più ristrette e focalizzate sulle Metal bands dai novanta fino ad oggi (il periodo più settoriale, diciamo), si possono anche consultare altri libri ben più enciclopedici. Questo libro serve, ripeto, allo scrittore, a far comprendere più "in the flesh" la materia musicale in questione, e le sue solide radici, ai potenziali interessati lettori. Non mi resta altro che augurarvi: felice lettura, e felice ricerca! 

Voto: 8/10 

Alessio Secondini Morelli

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