Qualche pensiero su Roky Erickson


Come ho già avuto modo di dimostrare su queste pagine, alcuni atti della creatività musicale sono stati il frutto di incursioni nelle droghe, nell'alcolismo e nella depressione psichica. L'iconografia rock ha incorporato parecchie figure di questa deviazione umana (la lista è lunghissima), soprattutto in quel periodo della storia in cui i musicisti aderivano alle tesi scientifiche sugli effetti delle sostanze stupefacenti: erano in molti a credere che ci fosse una libertà beyond inoppugnabile e descrivibile, una volta sciolti i poteri della razionalità.
Giunge oggi la notizia della morte di Roky Erickson, cantante e chitarrista di un gruppo che nel 1966 pionerizzava il movimento "psichedelico" e "garage", con un Lp dal titolo The psychedelic sounds of the 13th Floor Elevators. Quel disco, oltre a rappresentare un periodo storico della musica rock, è una testimonianza musicale indispensabile in qualsiasi discografia rock che si rispetti. La lucida follia di Erickson aveva una giustificazione, era il risultato di un interesse più profondo nei regni della mistica intellettualizzata, nelle indicazioni freudiane, nelle capacità di indirizzo coattivo delle menti, nelle potenzialità curative delle droghe e delle tecniche ascetiche orientali (un trait d'union tutto da approfondire che legava Gurdjieff, Freud, Korzybski, Lear e il tantrismo). L'analisi, peraltro, va condotta anche sul resto: testualmente The psychedelic sounds of the 13th Floor Elevators è vero che è un atto d'amore per i poteri derivativi delle sostanze stupefacenti ma, quanto a sostanza poetica, potrebbe certamente suscitare l'interesse di un amante della letteratura e della poesia, tanto è ben strutturato; musicalmente, poi, è un oggetto prezioso che possiede il profumo immacolato degli oggetti antichi, un fatto determinato da una registrazione senza ancora le accortezze e i mezzi di una produzione musicale efficace; senza redini e geometrie, i 13th Floor Elevators trovarono pure un barlume di originalità e di preparazione strumentale: Tommy Hall fu il membro della band a cui si deve quella personalizzazione della musica attuata con emissione di suoni ottenuti soffiando in una brocca di terracotta amplificata (l'electric jug era timbricamente l'equivalente di una zanzara indispettita). Se lo andate a riascoltare ancora oggi The psychedelic sounds of the 13th Floor Elevators regge benissimo agli anni e alle parabole musicali che da allora si sono prodotte ed incrementate: è un "vuoto" allucinatorio che suona decisamente più affascinante del successivo e più sano Easter Everywhere, dove il clima si rischiara, la propensione folk avanza e la produzione fa più presenti voci e strumenti. 
Durò pochissimo la bella esperienza dei 13th Floor Elevators, poiché Erickson si era ridotto ad uno stato pietoso per via dei suoi abusi ed inevitabile fu l'entrata in una clinica psichiatrica. Passarono molti anni per il suo ritorno in scena e ricordo che la rivista L'Ultimo Buscadero gli dedicò uno spazio consono alla sua importanza: seguendo le indicazioni di Paolo Carù mi imbattei in un paio di Lps tostissimi di Roky, che aveva nel frattempo formato un'altra band (The Aliens) in uno stile paisley underground vicinissimo alle tendenze del periodo (di cui era uno dei padri putativi): Roky Erickson and the Alien del 1980 (ristampato nell'87 come I think of demons), e Don't slander me (1986) navigavano tra demoni, zombie, vampiri, dannati ed infiammati, restituendo un'immagine un pò diversa da quella vissuta con i 13th Floor Elevators ma consona con la situazione psichica di Roky. 
Naturalmente, non sto qui a rimarcare l'influenza che quest'uomo (sempre vissuto nell'infermità mentale) ha avuto nella musica rock.  Sono centinaia i gruppi che hanno cellule formative nella sua musica. 


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